Chi vince e chi perde

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I giorni di pioggia sono tremendi..
Stimolano – almeno al sottoscritto – la mente e la riflessione.

Avrei troppe cose da scrivere ma è già difficile riuscire ad organizzare i pensieri, elaborarli e, soprattutto, esternare ciò che si ha dentro.
In maniera sobria e pacata, tra l’altro, perché questo è pur sempre un blog, pubblico e leggibile da chiunque.

Credo che ognuno di noi abbia una propria sensibilità, che gli permette di percepire la vita e le sue molteplici sfaccettature in maniera assai diversa.

E quindi un altro problema che si porrebbe è il rischio di essere fraintesi o, peggio ancora, non capiti perché è necessario che chi legge si trovi sulla stessa frequenza di chi scrive; che sia dotato di una sensibilità o di un vissuto che gli permetta di calarsi nella parte di chi sta riempiendo queste pagine.
E la cosa non è facile.

Per cui, il fatto che io viva o meno un disagio o una gioia per una determinata situazione, magari comune ai più, potrebbe essere recepito in modo assai diverso da altri. E, di solito, succede questo proprio con le persone dalle quali ti aspetteresti più comprensione.

La vita, ahimè, è alquanto strana. Ad un dolore personale può corrispondere una gioia altrui; e così accade di frequente, basti pensare ad un qualsiasi sport dove c’è sempre chi vince e chi perde.
È difficile trovare qualcuno che, in uno stesso preciso momento, riesca a capire pienamente lo stato d’animo di qualcun’altro, perché si trova nella stessa medesima condizione.

È un maledetto gioco di alchimie e, purtroppo, trattandosi di gioco, ci sarà sempre chi vince e chi perde.

Aspettative

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La nostra vita è colma, ogni giorno, di aspettative
Nel lavoro, nelle amicizie e, soprattutto, in amore.

Ma qual è il loro senso?! Quale il loro scopo?!

Già, perché le aspettative, di qualunque tenore siano, portano sempre con loro una buona dose di negatività, di delusione, specie (come spesso accade) se rimango tali e non si trasformano nel sogno che le ha generate.

Ti sconfortano, ti deludono, in altre parole ti distruggono. Ti rendono debole e vulnerabile; amplificano la sensibilità di ciascuno di noi e ti espongono all’attacco ingiustificato di talune persone.

La risposta è molto semplice: le aspettative ti caricano di buoni propositi e sentimenti da favola, all’inizio, e tutto sembra bello, stupendo, magico. Ma appena ci si scontra con la realtà, appena l’aspettativa si trasforma inesorabilmente in quello che è veramente … appena ci si rende conto che tutto ciò che rappresentava la “favola” era semplicemente un prodotto della nostra mente…ecco, è solo allora che si sprofonda in uno stato d’animo di assoluto pessimismo, in un profondo senso di smarrimento e delusione.

E ci si sente maledettamente stupidi, ottusi…

Per averci creduto ancora una volta;

Per aver permesso nuovamente al falso ottimismo di creare nuvole di fumo che prima o poi si sarebbero dipanate per lasciare spazio alla vera essenza delle cose;

Per ritrovarci, nuovamente, con dei rimpianti

Perché le cose non sono mai realmente come sembrano all’inizio.

Leggo

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Questa sera ero partito con tutte le buone intenzioni…Volevo scrivere qualcosa perché sentivo di avere qualcosa da dire. Sentivo di avere qualcosa dentro da espellere e, semmai, da condividere; forse per sentirmi un po’ meno “solo”.

E invece no, non ce la faccio.

Non riesco a trovare le parole giuste perché dentro di me, ora, si sta scatenando uno tzunami di sentimenti – emozioni – stati d’animo che mi rendono praticamente immobile e paralizzato, privo di spunti e di idee.

Perché un sms ti può cambiare la giornata; perché una parola detta o, peggio ancora, una parola non detta, ti può crea ansia e farti sprofondare in un attimo nello svilimento più totale.

Ti rendi conto che certi momenti sembrano passati o sembrano pronti per salire su un treno che li porterà lontano. Al loro posto è arrivata l’apatia, l’ansia, il timore e lo sconforto.

E allora mi sono detto…stasera non parlare di cose che non riesci a dire, perché difficili da accettare o, semplicemente, faticose da affrontare. No, stasera leggo, qualche post di un amico…e mi sento meno solo, meno perduto. Non sono l’unico.

E per oggi questo mi basta.

Sesto Senso – 2+2 fa sempre 4

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E’ spaventoso accorgersi di come tutto torni nella vita, un po’ come la matematica dove 2+2 fa sempre 4!

E’ spaventoso rileggere un mio articolo del 2009, articolo che avrei potuto scrivere ieri, o addirittura oggi.

E’ spaventoso accorgersi di aver precorso i tempi, di avere avuto una sorta di sesto senso, di intuizione…purtroppo in negativo…

Ma, come in matematica, 2+2 fa sempre 4.

Chissenefrega

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Conoscete il significato del termine “smonato”?!
Per chi non lo sapesse, smonato è un po’ come dire svogliato, disinteressato o semplicemente disilluso.

Bene, questo è un po’ lo stato d’animo del sottoscritto…
È ciò che mi contraddistingue da un po’ di tempo a questa parte!
Una perdita spaventosa di interesse verso qualsiasi cosa o persona.
Ho degli interessi, certo, ma si esauriscono molto in fretta; per lasciare il posto ad altri o semplicemente per lasciare il posto ad un bel niente.

Eh già, non riesco proprio a trovare uno straccio di passione per nulla… Sapete che vuol dire nulla???

Enne u elle elle a… NULLA!

Il disinteresse più totale, l’indifferenza più profonda…

Potrebbe passarmi sopra un tir, per dire, o potrei incrociare un divo Hollywoodiano per strada e… Zero, Nada, potrei non accorgermene affatto!!!
Il senso è il medesimo… Chissenefrega!
Capisco sia deprimente questo modo di fare o, meglio, di non fare ma anche qui un bel chissenefrega è d’obbligo.

Allo stesso modo, però, necessito che nessuno si curi di me.
Lo sbattimento di maroons è l’ultima cosa di cui ho bisogno. Credetemi! Dove sta scritto che bisogna fare o essere coinvolti in qualcosa?! Dove min***a è indicato che per vivere sereno devo ne-ces-sa-ria-men-te essere aggiornato su quel gossip o presenziare a quell’evento?!

Nel manuale delle giovani mignotte, forse.

D’altronde, se il risultato dell’interessarsi a qualcosa o dell’essere T.O.P. è la morte cerebrale che vedo in giro, per carità… Io godo di ottima salute…

Chissenefrega!

A volte piango (dentro)

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Mi capita spesso ultimamente di provare un profondo senso di sconforto, di vuoto interiore. E’ una sensazione strana perché colpisce all’improvviso e gli effetti sono i medesimi di un pugno allo stomaco, ben piazzato.

Una stretta che ti mozza il fiato, ti blocca il respiro e ti fa sentire fragile e vulnerabile.

E’ come piangere dentro. Un’apnea emotiva che ti fa raggelare il sangue.

E non la puoi prevedere; puoi capire che sta arrivando, ma oramai è troppo tardi per porvi rimedio. Non importa che un attimo prima io fossi felice e sereno; non importa che fuori ci sia il sole o gli uccelli che cinguettano.

Non conta nulla di tutto questo perché quando questo uragano interiore decide di investirmi non trova alcuna barriera pronta a fermarlo.

Bisognerebbe, allora, capire da cosa deriva, quali sono le cause.

Tante, troppe per poterne identificare una in particolare.

Forse il mio costante senso di inadeguatezza, la naturale predisposizione a sentirmi fuori luogo, fuori tempo.

La voglia di anticonformismo che mi pervade, per scardinare quelle logiche di potere e malcostume che non riesco a digerire ma che finiscono per inghiottirmi come le sabbie mobili.

E poi la negazione della realtà; il non voler accettare ciò che è ben chiaro agli occhi di tutti. Il continuare a credere che tutto andrà bene, che certe situazioni esistono solo nella mia testa.

Ma so benissimo che non è così. Perché la differenza tra me e certe “cose” è palese, tangibile, innegabile ed immutabile. Non c’è nulla di me che si “incastri” con certe realtà – situazioni – persone.

Posso continuare a credere che non sia così, ma probabilmente il mio corpo sta cercando di mandarmi dei segnali inequivocabili.

E forse dovrò prenderne atto, se non voglio morire (dentro).

Perchè scrivere

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Mi sono posto più volte il quesito, talune volte su “istigazione” altrui.

Mi sono chiesto, appunto, che senso avesse scrivere qui, parlare di sé in un blog, raccontare e raccontarsi attraverso questo diario virtuale.

E, ovviamente, ho cercato di darmi delle risposte. Credo ci sia, anzitutto, una sorta di voglia di condivisione, una forma di contatto con chi, appunto, condivide con me pensieri ed emozioni.

Certo, non sono monotematico, non parlo solo di politica o di cucina. Vario, spazio da un argomento ad un altro, dal sacro al profano. Ma ciò che, in ogni post, traspare è l’essenza di me, il mio essere, il mio modo di pensare, la mia visione del mondo, delle persone, dei rapporti interpersonali.

Immagino che ai più la cosa interessi poco e ne sono conscio; ma, nonostante ciò, ho comunque qualcosa da dire, da raccontare, da far sapere.

Voglio che ciò che penso sia ben chiaro e stampato, nero su bianco, perché rappresenta anche il mio concetto di coerenza. Già, la coerenza

Vocabolo in disuso, quantomeno nella pratica. Avere dei princìpi, dei punti fermi, delle idee chiare su taluni aspetti della vita. Questa, appunto, è la coerenza. E questo è forse il fine ultimo dello scrivere in un blog dal taglio nettamente personale. Esprimere un concetto, una opinione, un parere; dare una visione, seppur parziale, di ciò che ci accade attorno. Soprattutto, avere un’idea su ciò che ci accade ogni giorno, che ci investe e che talvolta ci logora.

Probabilmente non c’è nulla di interessante in tutto questo, ma io nella vita mi sono sempre “schierato”, ho preso posizione nel bene e nel male, ho fatto delle scelte e di queste risponderò, semmai, solo a me stesso.

E’ chiaro, dunque, il mio pensiero, oserei dire cristallino; e come sempre, se non vi garba, cambiate canale (o strada).

Piove

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Piove!
E ti pareva, sono in ferie e ovviamente piove!
Vorrei esserne mortificato, vorrei fingere che la cosa mi irriti assai… e invece, sotto sotto, godo di questa cosa, godo di questo tempo, godo del fatto che rispecchia perfettamente il mio umore e che posso arrogarmi il diritto di starmene comodamente sdraiato a letto, solo coi miei pensieri.

Ho freddo!
Ho freddo fuori e dentro. Manca il sole a riscaldare la superficie della terra, a temperare l’aria.
Manca il sole anche dentro… e forse è il caso di rispolverare la vecchia “stufetta” e di autoscaldarsi…

Ho sonno!
Non è stanchezza fisica ma cerebrale. Gli occhi si chiudono piano piano e la mente, adagio, si assopisce e riposa. Ne ha bisogno, ed io la lascio andare.

Ho un ultimo pensiero…
Penso non sia un caso che mi ritrovi a fare un certo tipo di lavoro. Così come in questo, anche nella vita non ho nulla da vendere, non ho nessuno da convincere sulla bontà di un certo prodotto. Sono al servizio degli altri, ecco.
E siccome non sono certo un commerciante di emozioni, non devo indottrinare nessuno, non faccio sconti e non pratico saldi di fine stagione…

I cavalieri dello zodiaco

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Il titolo ricorda molto un noto cartone animato di qualche anno fa (per i più datati, ndr) ma il contenuto di questo articolo ha ben poco a che fare con la fantasia.

Facendo i miei consueti voli mentali, mi sono soffermato a ragionare sull’astrologia, non tanto intesa come “oroscopo”, sia chiaro, ma come caratteristiche evolutive dei vari segni zodiacali.

Per carità, prendo tutto con le pinze e con le dovute cautele, ma, a guardarci bene, c’è qualcosa di inaspettato e straordinario nel leggere i caratteri fondamentali di questo o di quell’altro segno.

Chi non l’ha mai fatto?! A chi non è mai capitato di leggere, appunto, i tratti di un segno, di associarlo ad una persona che si conosce bene e pensare: “cacchio, è proprio vero, è proprio così“.

Non sono una persona che crede negli oroscopi, posso ascoltarli o leggerli, ma non credo fermamente che oggi la mia giornata andrà così o colà o che domani vincerò alla lotteria.

Però credo nelle affinità, credo nelle similitudini, credo nel fatto che ci siano tratti ben marcati che contraddistinguono segni zodiacali e persone appartenenti a tali segni.

E, pur non facendomi certo condizionare da ciò, ho avuto modo di sperimentare più volte che, appunto, certi tratti non cambiano perché denotano la personalità, il carattere, il modo di essere di alcuni di noi.

Non credo nei miracoli, appunto, ma anzi sono conscio che, come in un puzzle, anche nella vita ci sono “pezzi” che si incastrano ed altri no.

E prima lo si capisce, meglio è.

Io NON credo nei miracoli (un post fatalista)

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Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che le cose non capitano mai per caso.

Un’altra cosa che, altresì, ho avuto modo di confutare è che esiste sempre un nesso causa – effetto tra ciò che ci succede e ciò che facciamo. Insomma, ognuno ha quello che si merita (nel bene e nel male) perché ognuno di noi è artefice di ciò che gli accade nella vita.

Homo faber fortunae suae dicevano i latini…

Fatalista fino all’osso, direi, ma grande verità.

Ed è un po’ quello che contraddistingue anche me, specialmente in questo momento.

Già, ho ben chiaro il concetto che mi porta ad alcune considerazioni:

NON credo nel cambiamento, specialmente riferito alle persone;

NON credo nella redenzione altrui;

NON credo alle favole, specie quelle che molti ci propinano;

NON credo nella fortuna, quella “pura”… il “colpo di culo” NON esiste;

NON credo nei mirali ma solo in ciò che vedo.

C’è, però, una cosa in cui credo fermamente, una sola: CREDO che arrivi il giorno da “pecora” per tutti, ricchi o poveri, belli o brutti, buoni o cattivi…

Sì, la ruota gira per tutti.
Se non credete, fermatevi un attimo e state a guardare…

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